Per ottenere il consenso dei cittadini, i discorsi della politica devono essere necessariamente attraenti. Programmi e progetti ― specie se elettorali ― vengono illustrati con lunghi sermoni, che ne esaltano (soltanto) gli elementi positivi. Anzi, i discorsi che si fanno sono così convincenti che i programmi sembrano totalmente realizzabili. Buona parte dei discorsi tendono a dimostrare i vantaggi per l’economia del Paese. Di conseguenza, quelli che ne avranno i cittadini.
Un argomento di forte attrazione per i discorsi è quello delle tasse. Qui l’elemento economico è subito evidente. Tutti i Governi dichiarano di considerare la lotta all’evasione fiscale un’azione prioritaria. Va infatti detto che lo Stato ricava la maggior parte delle proprie entrate dalle tasse. Con queste entrate, sostiene le spese pubbliche, quelle cioè necessarie per mantenere i servizi pubblici: sanità, istruzione, ricerca scientifica, trasporti pubblici, ecc. Quindi, più entrate per lo Stato, maggiori disponibilità di risorse da destinare ai servizi pubblici. D’altro canto, l’evasione fiscale costituisce una delle più intollerabili ingiustizie sociali. Chi non paga le tasse, fa mancare risorse alle finanze pubbliche. Tuttavia, anche l’evasore fiscale gode dei servizi finanziati con le spese pubbliche, rese possibili da parte di chi le tasse le paga.
Le dichiarazioni di voler stanare gli evasori fiscali svaniscono quando si guarda ai risultati conseguiti. Il loro valore economico è altamente negativo.
A questo punto, viene naturale dire che, in Economia, sono i numeri che parlano di più dei discorsi. Vediamo.
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha reso noto l’ammontare dell’evasione fiscale e contributiva alla fine del 2021. Il ritardo della notizia è dovuto alla complessità dei calcoli da effettuare. L’evasione fiscale ammonta a 83,6 miliardi di euro. Evidentemente, la dichiarata lotta all’evasione fiscale non è stata efficace.
Qualcosa certamente avviene. Con “Comunicato stampa del 18 febbraio 2025”, l’Agenzia delle Entrate informa di aver recuperato per le casse dello Stato, nel 2024, 26,3 miliardi. Meglio questo di niente. Ma l’importo recuperato ha una modesta ricaduta nel bilancio dello Stato, il cui totale ammonta, annualmente, a oltre 1.100 miliardi.
In materia di tasse, è stata però resa nota pochi giorni fa una notizia sconcertante. Il 27 marzo 2025, il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Vincenzo Carbone ― sentito dalla VI Commissione del Senato ― ha dichiarato che il c.d. “magazzino fiscale” in carico all’Agenzia, cioè i crediti fiscali dello Stato, ammonta a 1.272,9 miliardi. Sono cartelle emesse dagli enti che si sono occupati in passato, o si occupano di questa attività, ma non pagate. Si riferiscono al periodo 1° gennaio 2000 - 31 dicembre 2024.
Di questo enorme importo, lo stesso direttore afferma che 538 miliardi non sono più recuperabili (persone decedute, imprese cessate, contribuenti che risultano nullatenenti, ecc.). Per 581 miliardi l’amministrazione finanziaria ha avviato, negli anni, azioni per ottenerne il pagamento, ma l’esito è incerto. Per 101 miliardi devono ancora essere intraprese azioni per ottenere il pagamento. Alla fine, sorprende ancor più sentir dire che, di queste partite creditorie, circa 336 miliardi si riferiscono a crediti anteriori al 2010. Molti debiti dei contribuenti hanno importo inferiore a 1.000 euro.
Si può facilmente immaginare cosa accadrebbe ad un’impresa privata se amministrasse le proprie finanze in questa maniera. Fallimento garantito e azioni nei confronti di chi l’ha governata. Un rapido sguardo ai detti numeri ― che però la dicono lunga su come vengono gestite, in generale, le finanze pubbliche ― suscita alcune domande.
Dal 2000 al 2022 (inizio del Governo Meloni), si sono succeduti 13 Governi rappresentativi di tutte le formazioni politiche. Data la ripetitività del discorso, tutti avranno dichiarato che si sarebbero impegnati in una lotta serrata all’evasione fiscale. Dopo 22 anni, quando ormai il valore del “magazzino fiscale” si è molto ridotto, e pur sapendo come sarebbe stato utile recuperare un po’ di tasse non pagate per tappare i buchi di miliardi dei bilanci dello Stato, pare che sia la prima volta che si sia posto il problema di verificare a quanto ammontano le cartelle delle tasse non pagate.
Inoltre, leggendo i bilanci dello Stato, sembrerebbe che questi importi non risultino contabilizzati neppure lì, in barba a tutti i principi che dovrebbero essere applicati ai bilanci pubblici (chiarezza, verità, attendibilità, e via cantando). Come detto prima, il bilancio dello Stato si aggira, annualmente, sui 1.100 - 1.200 miliardi. Se si aggiungessero i circa 1.300 miliardi di crediti ancorché in sofferenza, il totale del bilancio raddoppierebbe. Ma un raddoppio non è mai comparso. Quindi, parrebbe che anche i bilanci dello Stato vadano guardati con sospetto.
Nonostante quanto disse un giorno un Ministro dell’Economia (Padoa Schioppa) che “pagare le tasse è una cosa bellissima”, la verità sta all’opposto. Diamo quindi per scontato che il cittadino possa essere, tendenzialmente, un evasore fiscale. Ma allora sorge un’altra domanda: l’amministrazione statale (ministri e funzionari), in 25 anni, si è impegnata veramente per far pagare le tasse a tutti? I colossali numeri del non pagato lasciano dei dubbi.
Va da sé che, scoperchiata la pentola dei crediti fiscali vecchi e recenti, non si può più proseguire su questa strada. Sarebbe infatti un’enorme stupidaggine contabile continuare a considerare come crediti somme che, in buona parte, esistono soltanto più sulla carta.
Il Governo sta cercando di trovare soluzioni con provvedimenti concreti, anche se, per forza, straordinari: rottamazione delle cartelle, rate più diluite per i pagamenti, forse altre soluzioni. La politica delle dichiarazioni non fa proposte alternative. Ma anche in questa drammatica situazione di conti pubblici non si priva di farne una: “così si incentiva l’evasione fiscale, facendo diventare furbetti i pagatori bravi”.
Se chi governa, senza fare tante dichiarazioni, farà arrivare più entrate nella casse dello Stato, il cittadino che paga le tasse ne sarà ben lieto (magari illudendosi di pagarne meno).