lineaitaliapiemonte.it | 24 febbraio 2025, 15:32

Il Governo salvi la chimica dalle follie del Green Deal

Ubriacati dal catastrofismo climatico della veggente Greta Thunberg, i vertici dell’ ENI vogliono chiudere gli impianti di cracking di Brindisi e Priolo ma il ministro Urso dovrebbe impedire questo scempio perchè va contro gli interessi dei lavoratori italiani ed un governo che si dichiara sovranista non può permetterlo. La loro chiusura causerebbero non solo la dolorosa perdita di decine di migliaia di posti di lavoro ma anche la fine dei quel che rimane dell’ industria petrolchimica italiana in quanto verranno a mancare le olefine e gli aromatici generati dai crackers che alimentano gli impianti di polimerizzazione a valle. I problemi della petrolchimica sono dovuti agli alti costi di energia causati dalle sciagure della globalizzazione e del Green Deal che hanno reso non competitivi i prodotti italiani. Per questo motivo è necessario che il governo conceda urgentemente, mediante apposito decreto, adeguate riduzioni del costo dell’energia all’ industria petrolchimica in misura tale da renderla competitiva sul mercato. Se qualche commissario della UE alza il ditino dicendo che sono aiuti di stato, il governo gli faccia una bella pernacchia perché l'Unione Europea è sulla via del disfacimento e dobbiamo salvarci cominciando a non obbedire più ai diktat degli euroburocrati che, come mostra l’indagine del DOGE di Elon Musk sui fondi USAID, sono funzionali ai business “cinesi”, come auto elettrica, fotovoltaico, pale eoliche

Il Governo salvi la chimica dalle follie del Green Deal

La decisione di ENI-Versalis di chiudere gli ultimi due impianti di cracking di Brindisi e Priolo, che fa seguito alla riconversione dei crackers di Ragusa e Venezia alla produzione di HVO, è dettata unicamente dalla volontà di adeguarsi alle imposizioni del Gren Deal voluto dalla Commissione europea. Non solo andranno a morire i siti di Brindisi e Priolo, ma anche il petrolchimico di Ravenna sarà destinato a subire la stessa sorte. Assieme alla dolorosa perdita di decine di migliaia di posti di lavoro, scomparirebbe un’industria a contenuto altamente tecnologico come la petrolchimica, che nei decenni passati era arrivata ad occupare alcune centinaia di migliaia di posti di lavoro e aveva la Montedison come il quarto gruppo mondiale della chimica.

Gli impianti di cracking hanno alti consumi di energia termica, in quanto nei reattori vengono rotti i forti legami covalenti degli idrocarburi. Nel contesto economico attuale di grave crisi della produzione industriale causata dallo sfrenato liberalismo senza confini, regole e dazi accompagnato da un Green Deal che ha come scopo deindustrializzare l’Europa, è necessario che vengano stabilite tariffe agevolate sui consumi di energia termica dell’industria petrolchimica. Le modalità delle agevolazioni potranno essere concordate fra il governo e i rappresentanti delle industrie petrolchimiche che operano in Italia. Però è necessario un ricambio della dirigenza dell’Eni, per adeguarla al nuovo corso.

Perchè l’ENI non ha mai denunciato con forza le storture della globalizzazione e del green deal che favoriscono la concorrenza sleale dei competitors come la Cina ? E' sufficiente dare un’occhiata al sito web dell’ENI dove compaiono i soliti slogan gretini sulla sostenibilità e persino l’impegno woke: “La dignità e il benessere di persone e comunità nei Paesi in cui operiamo sono alla base del nostro percorso verso una transizione equa ed inclusiva” per rendersi conto che i vertici attuali dell’ ENI appartengono mentalmente all’Ancién Regime.

Pertanto è necessario che i funzionari dell’ENI che hanno proposto o condiviso il cosiddetto “Piano di trasformazione, decarbonizzazione e rilancio di Versalis “ presentato il 24 ottobre 2024, siano rimossi e sostituiti con ingegneri competenti, con una certificata esperienza pluriennale in fabbrica a qualunque titolo e non ammanicati a qualunque parrocchia politica.

Il piano di “decarbonizzazione”, prevede di bruciare centinaia di milioni di euro dei contribuenti per progetti strampalati come riciclo della plastica o costruzione di gigafactory di accumulatori elettrici per stoccare l’energia del fotovoltaico. Tutta questa roba è solo spreco inutile senza futuro, non solo perché il business del Green Deal si sta sgretolando sotto le picconate della coppia Trump- Musk, ma anche perché la stessa Unione Europea si sta sfilacciando.

In questo piano ci sono poi tali assurdità che si stenta a credere che siano partite dalla testa di persone con un minimo di cervello nella zucca. Sembra infatti che Versalis mantenga comunque in marcia l’impianto di produzione del polietilene. Conseguentemente l’etilene che dovrà alimentare l’impianto di polimerizzazione dovrà necessariamente essere importato dall’estero, cioè, molto probabilmente, dalla Cina.

Però se ENI chiude il cracker di Brindisi perché la produzione di etilene provoca emissione di CO2 e tuttavia importa l’etilene dalla Cina, dove sta la decarbonizzazione? L’Eni ha solo trasferito le emissioni di CO2 dall’Italia ad un altro Paese produttore. Forse nei piani alti dell’ ENI pensano che la CO2 prodotta in Cina rimane lì confinata? Può essere, visto che riescono a credere a tutte le sciocchezze sulla CO2, una molecola benedetta, fondamentale per la vita sulla Terra.

Il nuovo management dell’ENI dovrebbe presentare un credibile “Piano di rinascita dell’industria chimica italiana”. Questa rinascita è possibile perchè con il tracollo della UE e la fine della globalizzazione, accelerati dall’arrivo di Trump alla Casa Bianca, l’industria petrolchimica italiana potrà difendersi dalla concorrenza di Paesi come la Cina ripristinando il modello economico creato in Italia dal centro-sinistra dove lo Stato finanziava, tramite le banche, gli investimenti nell’industria automobilistica e chimica oppure interveniva direttamente nella gestione della industria chimica tramite IRI e ENI.

Giuseppe Chiaradia, ingegnere chimico