L’emergenza pandemia è rientrata. Ma il Covid è tutt’altro che debellato; le persone fragili, le più anziane in primo luogo, restano da proteggere. E il personale sanitario ingaggiato nel periodo dei massimi contagi può ora essere utilmente impiegato proprio nella difesa e cura degli ospiti delle RSA.
Un protocollo di intesa nel post-pandemia per potenziare le RSA
Un nuovo protocollo d’intesa sulla gestione post-emergenza delle Rsa è stato siglato oggi a Torino tra gli assessori regionali alla Sanità e al Welfare e i rappresentanti dei gestori dei 700 presidi delle Rsa piemontesi. Grazie ad esso circa duemila medici, infermieri e operatori socio sanitari potranno prestare la propria opera nelle strutture per anziani, potenziandone i servizi. La loro opera si affiancherà a quella dei 1.137 professionisti sanitari e socio-sanitari che la normativa nazionale consentirà alla Regione di assumere a tempo indeterminato con fondi propri. Un’alleanza che valorizza e premia le professionalità sanitarie impegnate in prima linea sul fronte del Covid-19.
Sul protocollo la firma dei gestori delle RSA
Ad apporre la loro firma sul documento le organizzazioni dei gestori delle 700 RSA: AGCI Solidarietà Piemonte (Giuseppe D’Anna), AGeSPI Piemonte (Antonio Monteleone), ANSDIPP Piemonte (Andrea Manini), API Sanità Piemonte (Michele Colaci), Confindustria Piemonte Sanità (Paolo Spolaore), Confcooperative Federsolidarietà Piemonte (Maurizio Serpentino), Legacoopsociali Piemonte (Barbara Daniele).
Il protocollo d’intesa per un graduale ritorno alla normalità
Il capitolo fondamentale dell’accordo consiste proprio nella ricollocazione presso la rete dei presidi socio-sanitari accreditati del personale sanitario assunto durante il picco delle infezioni e oggi in esubero rispetto alle esigenze del Servizio sanitario pubblico. Peraltro tutta l’intesa si colloca nel solco di un graduale ritorno alla normalità. Mira innanzitutto a un adeguamento all’indice di inflazione delle tariffe, ferme dal 2013. E punta alla semplificazione delle procedure di accesso alle strutture, regolandone anche le riaperture alle visite di fronte ai mutati rischi rappresentati dal virus.
Al di là delle ricadute occupazionali, l’impegno è proprio quello di potenziare gli indispensabili presidi di assistenza geriatrica sul territorio e di facilitare gli accessi dei parenti degli anziani, così da non recidere i legami famigliari.
Bonus energetici e contributi per le rette. Dalla Regione Piemonte sostegni alle RSA
“Questa firma – ha osservato l’assessore alla Sanità Regione Piemonte Icardi - testimonia come il settore dell’assistenza ai nostri anziani sia per noi prioritario. Nonostante le difficoltà economiche che le pubbliche amministrazioni stanno affrontando, ci siamo avvalsi di risorse regionali ed europee per sostenere le strutture residenziali piemontesi e garantire il massimo delle cure”.
L’assessore regionale al Welfare, Chiara Caucino, scende nello specifico e annuncia anche la prossima istituzione di un bonus energetico da 2,7 milioni di euro allo scopo di aiutare le RSA ad affrontare i rincari delle utenze. “Questi ristori saranno pescati dai canoni idrici versati negli scorsi anni – ha spiegato la Caucino – In parallelo, attraverso la rimodulazione dei fondi FSE, sarà possibile anche uno stanziamento di circa 20 milioni di euro da destinare a contributi alle rette familiari non coperte da convenzioni”. L’obiettivo è alleggerire le liste d’attesa e, soprattutto, aumentare i posti letto disponibili nelle Rsa.
Le RSA verso la stabilizzazione dei servizi
Soddisfatti anche i rappresentanti delle associazioni dei gestori firmatari: «Questo accordo è importante – dichiarano in un comunicato congiunto - perché riconosce la necessità di fare fronte all’incremento delle bollette e dei costi dei servizi con un adeguamento delle tariffe. Potremo lavorare regolarmente anche nei prossimi mesi. Si chiuderà finalmente questa dolorosa doppia emergenza, che ha anche negato quella stabilità così importante per i nostri assistiti».
«Inoltre – continuano i gestori – l’intesa ci consentirà di alleviare il carico di lavoro sulle Rsa. Si constata finalmente che gli attuali 40.000 addetti non sono sufficienti a coprire la gestione dei 45.000 posti letto che vengono gestiti dalle 700 strutture da noi rappresentate. Ora che l’emergenza Covid-19 frena e il servizio sanitario nazionale torna alla normalità, le ulteriori 2.000 figure che potranno essere assunte garantiranno al meglio la continuità del servizio”.
L’intesa è comunque importante anche per coloro che hanno lavorato durante la pandemia, offrendo con coraggio e non senza rischi un contributo essenziale. “Per loro si aprono possibilità di crescita professionale e riconoscimenti che sul campo hanno già meritato».