lineaitaliapiemonte.it | 06 maggio 2022, 11:28

Costruire o assemblare? Non solo elettrico: c’è l’idrogeno nel futuro dei trasporti green

La transizione energetica non fa solo leva sui motori elettrici. Idrogeno e combustibili sintetici possono dare una risposta a emissioni zero alla richiesta di mezzi di locomozione – auto, ma anche treni, navi, autobus, aerei e anche moto – puliti. Il Ceo di Punch Torino, Antonioli: ““L’elettrico ci condanna a un destino di meri assemblatori di pezzi prodotti altrove, in Cina. Perché perdere competenze e sforbiciare la forza lavoro, quando qui, su questo territorio, abbiamo tutta l’intelligenza che ci serve?”

Costruire o assemblare? Non solo elettrico: c’è l’idrogeno nel futuro dei trasporti green

Non c’è solo l’elettrico nel futuro dei trasporti. Se l’obiettivo è ridurre l’inquinamento, la risposta di una innovazione verde sta soprattutto nella diversificazione dei propellenti dei motori e nella giusta valorizzazione di carburanti davvero a emissioni zero: come l’idrogeno e i combustibili sintetici. Anche di questo si è parlato nel convegno “Transizione all’elettrico: scenari ed effetti sull'indotto piemontese” tenuto mercoledì 4 maggio al Collegio Artigianelli di Torino. E a proporre una visione alternativa ai dogmi delle vetture elettriche è stato Pierpaolo Antonioli, CEO di Punch Torino, azienda specializzata nell’ingegnerizzazione di sistemi di propulsione innovativa. Una realtà di medie dimensioni – con i suoi 549 dipendenti - ma dalle salde alleanze con le eccellenze del territorio torinese, non a caso attestata nella Cittadella Politecnica di Torino.

Dalla General Motors alla Punch Torino

“Siamo stati fondati qui nel 2005 dalla GM, come General Motors Powertrain Europe – spiega Antonioli – Un gruppo enorme che per ragioni politiche più che economiche ci ha scorporato nel febbraio del 2020, alle soglie della pandemia. Nel marzo dello stesso anno siamo diventati parte della belga Punch Group, supplier di sistemi di propulsione integrati. Un drastico cambiamento di prospettiva, che non ci ha però scoraggiato e di cui abbiamo voluto fare anzi una leva di sviluppo”.

A giocare a favore di Punch Torino sono stati innanzitutto i sempre più stretti legami con il Politecnico e poi con l’indotto presente sul territorio. “Una rete di competenze che non volevamo disperdere, ma anzi coltivare verso sempre più ambiziosi obiettivi. Abbiamo lavorato sulla base di accordi graduali, prima di 2, poi di 5, poi ancora di 7 anni, ma con sempre maggiori soddisfazioni”.

La sfida dei trasporti green

5 i miliardi investiti da Punch Torino in ricerca sui trasporti green. “Una cifra importante per le nostre dimensioni – prosegue Antonioli – E che possiamo sfruttare al meglio, grazie anche alla flessibilità decisionale e alla celerità di movimento, tipiche di un’impresa di grandezza contenuta”.

Competere sul fronte dell’auto elettrica? Una sfida che Punch Torino non ha voluto raccogliere. “Se l’obiettivo è la decarbonizzazione, intendiamo centrarlo con diverse armi”. Antonioli è puntuale: “L’elettrico ci condanna a un destino di meri assemblatori di pezzi prodotti altrove, in Cina. Perché perdere competenze e sforbiciare la forza lavoro, quando qui – su questo territorio – abbiamo tutta l’intelligenza che ci serve?”.

Motori “puliti” e propulsori a idrogeno

Così Punch ha fatto una scelta controcorrente, di cui però non si sta pentendo. “Abbiamo innanzitutto puntato su motori puliti, euro 6 ed euro 7, ad emissioni trascurabili, quasi pari a zero. E poi abbiamo cominciato seriamente a impegnarci su una filiera tutta italiana di nuovi sistemi di propulsione all’idrogeno. Con queste “celle” si entrerà in produzione già alla fine del prossimo anno”.

I vantaggi dell’idrogeno sono di estremo rilievo. “Innanzitutto è compatibile con i motori a combustione di tutti i tipi: a servizio di treni, autobus, camion, moto, navi, aerei – continua Antonioli – una flessibilità che l’elettrico non consente, concentrato com’è sulla sola auto. Tutto mentre, come ben sappiamo, l’auto è responsabile solo del 40 per cento dell’inquinamento ambientale, mentre il restante 60 è provocato dagli altri mezzi di trasporto”.

Mare e sole per l’idrogeno italiano

Il secondo atout dell’idorgeno sta nella semplicità di produzione. “L’idrogeno si lega con acqua, anche di mare, desalinizzata, e con energia solare. Elementi di cui non c’è ancora penuria. – considera Antonioli – In prima battuta si pensava di sintetizzarlo nel nord Africa e di farlo arrivare in Italia, e da qui in tutta Europa, attraverso le grandi condotte Snam costruite decenni fa per il metano”: Un piano che la guerra in Ucraina ha però troncato sul nascere, dal momento che ora, per compensare i tagli dei ponti energetici con la Russia, i gasdotti dovranno riprendere a pieno ritmo il loro servizio originario e primario. “Ma, come spesso capita, da un’emergenza possono scaturire soluzioni anche più intelligenti e in questo caso tutte italiane”.

Un hub dell’idrogeno in collaborazione con il Politecnico

Sole e mare – gli ingredienti base dell’idrogeno - sono prerogative tipicamente italiane. Non è necessaria l’Africa per procurarseli. “Così– osserva Antonioli – abbiamo cominciato a progettare in casa, in collaborazione con il Politecnico, degli hub produttivi pensati ad hoc.” L’idrogeno si compone qui unendo il calore generato da pannelli solari e acqua nostrana. “La nostra stazione sperimentale torinese costituirà un precedente in tutta Italia. Con i dovuti accorgimenti e customizzazioni potrà ispirare centri di rifornimento appositamente predisposti per aerei, treni, autobus e navi”.

Combustibili sintetici per le moto “made in Italy”

Altra importante piattaforma di ricerca in Punch Torino è quella che porterà alla sintesi di combustibili sintetici. “Un filone specialmente pensato per i motori delle moto – osserva Antonioli - in particolare nei brand che danno lustro all’Italia in tutto il mondo, come Ducati e Ferrari”. Modelli apprezzati per le linee eleganti non meno che per la tecnologia d’avanguardia. “Contiamo con questo di accendere su di noi i fari di numerosi player internazionali, che saranno interessati quindi a finanziare la nostra ricerca e magari a portare qui, su questo territorio i loro impianti. Sarà anche questo un modo per fare del territorio un polo di attrazione di nuove intelligenze e talenti. Un circolo virtuoso di competenze e risorse per uno sviluppo sostenibile e proiettato con decisione al futuro”.

Paola Cappa