Mentre in occidente si spergiura che le ripercussioni del Crack Evergrande in Cina saranno per noi trascurabili (lo ha ribadito anche la megapresidentessa Ursula VDL), la Banca d'affari giapponese Nomura, sposa pienamente l'analisi di Goldman Sachs e Morgan Stanley, dandoci un quadro niente affatto rassicurante.
"Lo shock energetico in Cina, combinato con la crisi Evergrande, contageranno tutto il mondo", avvertono gli analisti di Nomura.
Già oggi il mercato registra la chiusura o la riduzione della produzione di migliaia di fabbriche: dai chip (da tempo se ne parla col blocco della produzione automotive), al cemento, fino al tessile.
Banche d'affari e agenzie di rating hanno tagliato le stime di crescita della Cina.
La crisi energetica globale ha indotto il gigante cinese Sinopec a piazzare il più grande ordine di gas naturale liquefatto degli ultimi mesi, pagandolo una cifra molto superiore a quella di mercato e sopratutto a quella pagata dai paesi europei (di fatto, sottraendolo alla UE).
Il timore, ma direi certezza, é che questa operazione scateni una ulteriore corsa al rialzo dei prezzi del metano, in aggiunta a quella già in atto.
Preparandosi ad una autentica emergenza energetica, la Cina reagisce già oggi chiudendo le fabbriche, con abitazioni illuminate solo con luce naturale, col divieto di far funzionare i microonde in casa, e col blocco dei condizionatori.
Insomma, la Cina sta razionando notevolmente l'uso delle fonti energetiche e contemporaneamente cerca di portare ad un fallimento controllato Evergrande, il gigante immobiliare da 304 miliardi di dollari di debiti.
Per evitare la rivolta dei piccoli risparmiatori coinvolti nel crack, il governo cinese ha chiuso oltre 2400 blog di consigli finanziari, proprio per isolare le fonti di informazione alternative.
Sono anche stati chiusi diversi giochi popolari on line su piattaforme internazionali, ufficialmente perché non compatibili col limite di gioco di max 3 ore al giorno imposto dalle autorità, ma in realtá per impedire scambi culturali ed informativi a livello internazionale, che tramite queste piattaforme possono avvenire liberamente e in modo incontrollato.
Insomma, il gigante comunista, col pretesto della crisi, da un lato stringe la sua morsa di controllo sul fronte interno, e dall'altro si prepara ad una sanguinosa guerra commerciale con l'occidente.
L'obiettivo, manco a dirlo, é sottometterci.
Intanto, ieri alcuni fornitori minori di Apple e Tesla hanno interrotto la produzione in alcuni dei loro siti Cinesi (fonte Nikkey). Per ora le gigafactory sono salve, ma per quanto ancora?
La grande paura é che una flessione della crescita cinese, dia il pretesto al gigante asiatico per avviare una politica di accaparramento simile a quella del gas, con un enorme e generalizzato aumento dei prezzi delle materie prime oltre a quello già in atto.
Va ricordato che tutta l'industria mondiale é già stata duramente colpita dalla contrazione della capacità produttiva: dal 7% dell'industria dell'alluminio, fino al 29% di quella cementizia.
Un ulteriore acuirsi dei prezzi delle materie prime, porterebbe a conseguenze devastanti con ripercussioni drammatiche sui prezzi dei prodotti finiti. Il problema non sarebbe solo inflattivo, ma porterebbe al contingentamento di molti prodotti, per carenze di reperibilità.
Secondo gli analisti di Morgan Stanley, la carta e il vetro dovrebbero essere, a breve, le prime industrie ad entrare in sofferenza produttiva. A seguire poi tutte le altre.
A questo aggiungiamo che il 70% degli impianti di riciclaggio di ultima generazione per materie prime e prodotti tecnologici di cui non possiamo fare a meno, si trova, guarda caso, in Cina. Bisognerebbe chiedersi il perchè.